Massimo
Boario (Murisengo, 29/9/1880 – Torino, 2/8/1956)
Con un repertorio di oltre 200 composizioni per complesso
bandistico, su un totale di 580 opere, Massimo Boario è
considerato tra i massimi compositori piemontesi di musica
bandistica del novecento.
Fin da piccolo mostrò attitudine verso la musica, ma
le sue condizioni economiche non gli permisero di frequentare
il Conservatorio come egli avrebbe voluto.
Iniziò la carriera musicale da bambino suonando il
clarinetto nella banda del suo paese.
A tredici anni era già primo clarinetto nella banda
e intanto iniziava a scrivere le sue prime melodie: piccole
composizioni di carattere popolare come ballabili, marce,
che tuttavia già mostravano una autentica predisposizione
alla musica ed una vena “lirico – popolare”
che caratterizzerà tutta la sua successiva vastissima
produzione musicale. A quindici anni i suoi ballabili (valzer,
mazurche, polke, tanghi) erano regolarmente eseguiti non solo
dalla banda di Murisengo ma anche dalle altre bande della
zona.
E’ d’obbligo ricordare che in quel periodo fonografi
e radio erano quasi inesistenti e in quel contesto la banda
aveva la funzione unica ed importantissima di diffondere la
musica in tutte le manifestazioni popolari; in particolare
i “ballabili” erano le musiche più richieste.
Intanto il giovane Massimo Boario continuava, sostanzialmente
come autodidatta (prese qualche lezione di contrappunto),
lo studio della musica ed in particolare della composizione.
Ben presto la sua arte oltrepassò le verdi colline
del Monferrato: nel 1907, “Il Concerto”, giornale
di musica per mandolino e chitarra, pubblicava una sua composizione
dal titolo “Palmira” vincitrice di un concorso,
definita dal cronista: “elegante e indovinata Polka
che dimostra le felici disposizioni di questo giovine ed egregio
maestro”. Oggi questa polka è conservata presso
il “Museo delle melodie per mandolino” a Nagoya
in Giappone” insieme ad altre due polke per mandolino
composte successivamente.
Purtroppo, la sua arte non gli era sufficiente per vivere
e così espatriò: chiamato da un amico, andò
a Ginevra con un contratto che lo legò come clarinettista
alla banda municipale svizzera per due anni; nel frattempo
diventò direttore della banda musicale italiana "La
Libertà" a Ginevra.
Tornato a Murisengo, iniziò un periodo di febbrile
lavoro: di giorno lavorava nella”bottega” di ciclista,
per potersi mantenere e di sera percorreva in bicicletta decine
di chilometri per andare a far scuola di musica e al tempo
stesso per fondare nuove bande. E’ proprio in quei viaggi
che conobbe a Cortiglione (una piccola frazione di Robella
d’Asti nel Monferrato), la sua futura moglie: Silvia
Balzola.
Nel 1924 si trasferì a Torino con la famiglia, dove
vivrà il resto della sua vita .
A Torino acquistò un avviato negozio di strumenti musicali
in via Bertola che divenne un importante punto di ritrovo
per la cultura musicale torinese e che gli assicurò
la tranquillità economica necessaria per dedicarsi
serenamente alla composizione; fondò la Casa Editrice
Musicale M. Boario tuttora in attività, collaborò
con il Conservatorio di Torino per diffondere la cultura musicale
bandistica e fondò alcune bande musicali.
Nel frattempo le sue composizioni per banda erano note in
tutta Italia, edite dalle principali Case Editrici specializzate
nel settore oltre che ovviamente dalla sua Casa Editrice.
I ballabili di Massimo Boario erano regolarmente trasmessi
alla radio e venivano stampati sui dischi .
Scrisse anche canzoni cantate da affermati cantanti dell’epoca.
Le sue marce, in particolare, erano il “fiore all’occhiello”
della bande piemontesi che eseguivano praticamente tutto il
suo repertorio bandistico. I suoi brani per banda erano eseguiti
in tutta Italia e in Svizzera. Verso la fine della vita risultò
essere il secondo compositore a Torino per l’ammontare
dei diritti d’autore versati dalla S.I.A.E.
Dopo la seconda guerra mondiale Massimo Boario si dedicò
principalmente alla musica sacra componendo una “Missa
Regina Pacis” e un Requiem.
Massimo Boario morì a Torino il 2 agosto 1956; poche
ore prima aveva commentato a lungo con un orchestrale della
RAI la bontà di un clarinetto che gli era arrivato
da Parigi. Il clarinetto dunque aveva iniziato la sua attività
musicale e concluso la sua vita terrena.
Vedi anche
Massimo
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