Il Maestro Massimo Boario

Il Maestro Massimo Boario

 

Con un repertorio di oltre 200 composizioni per complesso bandistico, su un totale di 580 opere, Massimo Boario è considerato tra i massimi compositori piemontesi di musica bandistica del novecento.

Fin da piccolo mostrò attitudine verso la musica, ma le sue condizioni economiche non gli permisero di frequentare il Conservatorio come egli avrebbe voluto.

Iniziò la carriera musicale da bambino suonando il clarinetto nella banda del suo paese.

Il Maestro Massimo Boario

A tredici anni era già primo clarinetto nella banda e intanto iniziava a scrivere le sue prime melodie: piccole composizioni di carattere popolare come ballabili, marce, che tuttavia già mostravano una autentica predisposizione alla musica ed una vena “lirico – popolare” che caratterizzerà tutta la sua successiva vastissima produzione musicale. A quindici anni i suoi ballabili (valzer, mazurche, polke, tanghi) erano regolarmente eseguiti non solo dalla banda di Murisengo ma anche dalle altre bande della zona.

E’ d’obbligo ricordare che in quel periodo fonografi e radio erano quasi inesistenti e in quel contesto la banda aveva la funzione unica ed importantissima di diffondere la musica in tutte le manifestazioni popolari; in particolare i “ballabili” erano le musiche più richieste.

Intanto il giovane Massimo Boario continuava, sostanzialmente come autodidatta (prese qualche lezione di contrappunto), lo studio della musica ed in particolare della composizione.

Ben presto la sua arte oltrepassò le verdi colline del Monferrato: nel 1907, “Il Concerto”, giornale di musica per mandolino e chitarra, pubblicava una sua composizione dal titolo “Palmira” vincitrice di un concorso, definita dal cronista: “elegante e indovinata Polka che dimostra le felici disposizioni di questo giovine ed egregio maestro”. Oggi questa polka è conservata presso il “Museo delle melodie per mandolino” a Nagoya in Giappone” insieme ad altre due polke per mandolino composte successivamente.

Purtroppo, la sua arte non gli era sufficiente per vivere e così espatriò: chiamato da un amico, andò a Ginevra con un contratto che lo legò come clarinettista alla banda municipale svizzera per due anni; nel frattempo diventò direttore della banda musicale italiana "La Libertà" a Ginevra.

Tornato a Murisengo, iniziò un periodo di febbrile lavoro: di giorno lavorava nella”bottega” di ciclista, per potersi mantenere e di sera percorreva in bicicletta decine di chilometri per andare a far scuola di musica e al tempo stesso per fondare nuove bande. E’ proprio in quei viaggi che conobbe a Cortiglione (una piccola frazione di Robella d’Asti nel Monferrato), la sua futura moglie: Silvia Balzola.

Nel 1924 si trasferì a Torino con la famiglia, dove vivrà il resto della sua vita .

A Torino acquistò un avviato negozio di strumenti musicali in via Bertola che divenne un importante punto di ritrovo per la cultura musicale torinese e che gli assicurò la tranquillità economica necessaria per dedicarsi serenamente alla composizione; fondò la Casa Editrice Musicale M. Boario tuttora in attività, collaborò con il Conservatorio di Torino per diffondere la cultura musicale bandistica e fondò alcune bande musicali.

Nel frattempo le sue composizioni per banda erano note in tutta Italia, edite dalle principali Case Editrici specializzate nel settore oltre che ovviamente dalla sua Casa Editrice.

I ballabili di Massimo Boario erano regolarmente trasmessi alla radio e venivano stampati sui dischi .

Scrisse anche canzoni cantate da affermati cantanti dell’epoca. Le sue marce, in particolare, erano il “fiore all’occhiello” della bande piemontesi che eseguivano praticamente tutto il suo repertorio bandistico. I suoi brani per banda erano eseguiti in tutta Italia e in Svizzera. Verso la fine della vita risultò essere il secondo compositore a Torino per l’ammontare dei diritti d’autore versati dalla S.I.A.E.

Dopo la seconda guerra mondiale Massimo Boario si dedicò principalmente alla musica sacra componendo una “Missa Regina Pacis” e un Requiem.

Massimo Boario morì a Torino il 2 agosto 1956; poche ore prima aveva commentato a lungo con un orchestrale della RAI la bontà di un clarinetto che gli era arrivato da Parigi. Il clarinetto dunque aveva iniziato la sua attività musicale e concluso la sua vita terrena.

 



 

 

 

Vedi anche

Articolo commemorazione del M° Massimo Boario

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